🧞Quando ero ancora ragazza parlavo tanto, troppo, e forse lo facevo perché al di là della mia loquacità, cercavo di colmare i silenzi del cuore non essendo in grado di gestirli adeguatamente.
E poi, forse perché volevo che qualcuno mi ascoltasse.
In verità non facevo molto caso a me.
Non mi vedevo.
E quindi non vedevo neanche Lui.
🧞Crescendo ho imparato a parlare di meno. E ad ascoltare di più, scoprendo l’incredibile meraviglia di conoscersi attraverso gli altri. É stato molto istruttivo imparare ad ascoltare. Sono riuscita a vedermi finalmente e ad amarmi per quella che sono, per ciò che mi piace e per ciò che non mi piace di me.
È così l’ho visto.
🧞Ma ci sono volte in cui continuo a sentirmi una nota stonata, una persona fuori posto, diversa ma non nel senso di migliore o peggiore, diversa come può essere differente un chicco di riso da un germoglio di soia. E quindi, rispetto ciò che mi circonda, una persona sbagliata.
E so perché mi accade questo. Succede perché non lo ascolto. E lui si ribella, creando silenzi nel mio cuore, strappandomi dal piano di realtà e portandomi via.

🧞Ma il suo intento è dei più nobili. Vuole solo che la mia anima ritorni in asse e assecondi ciò che deve compiere, necessario per “sperimentare conoscenza” su questo piano. Per imparare. Egli vuole solo che io impari.
E vuole così perché è il punto d’unione con il divino, frammento e specchio dell’invisibile, infinito nel finito, compiuto nell’incompiuto.
🧞La maggior parte degli uomini non ascolta il proprio daimon, non asseconda ciò che ha nel cuore, le proprie inclinazioni, le proprie reali aspirazioni, conducendo una vita che non gli è propria. Quando avviene ciò il suo daimon appassisce fino a rinsecchire e a scomparire. Con conseguenze pericolosissime. E paurose.
🧞Ascolta il tuo daimon.
É l’unico consiglio utile che sento di dare.
Egli è il fine per cui sei qui su questo piano.
É difficile. Ma devi farlo se vuoi vivere veramente, sentirti forte e libero, respirare in pace con te stesso.
Non è da tutti assecondarlo. I più restano relegati ai margini della società, altri diventano guide, altri ancora si tramutano in viaggiatori, e una piccola parte resta esempio.
È difficile.
Ma è necessario.
Per esserci veramente.


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