Non è colpa tua.
Il nostro mondo, la nostra cultura, la costante ricerca della contrapposizione tra giusto e sbagliato e la categorizzazione dei buoni e dei cattivi ci mantiene divisi, rendendoci paurosi e giudicanti.
Siamo pronti a “giudicare” ogni cosa, ogni forma, ogni pensiero. Tutto ciò che percepiamo differente da noi va incasellato automaticamente nella categoria “sbagliato” o “cattivi”. È più forte di noi, fa parte della nostra struttura di elaborazione concettuale.
Eppure questo modo di pensare ci rende deboli fragili, insicuri, pesanti.
Questo sistema culturale fa di noi veri e propri schiavi. Ed i nostri padroni sono i sensi di colpa; sono loro che generano ansie, angosce, panico e sofferenza. L’idea della colpa è troppo incardinata nel nostro DNA.
E ci vuole tempo per scardinarla.

E allora quella ragazza piange per te, e quel ragazzo dice che l’hai illuso, e tuo figlio dichiara che non mangia perché tu sei a lavoro e tuo padre e tua madre ti ricordano che l’hai deluso.
È colpa tua?
È colpa tua se quella ragazza piange o quel ragazzo ha vissuto un’illusione?
E ancora, è colpa tua se tuo figlio non mangia perché sei lontano? È colpa tua se i tuoi genitori soffrono per te?
È colpa tua?
O forse ci sono altre ragioni?
Quella ragazza può piangere perché non vuole accettare il tuo allontanamento?
Quel ragazzo può essersi illuso da solo?
E tuo figlio può non voler mangiare perché vuole dirti qualcosa di lui?
E i tuoi genitori? Potrebbero non accettarti per quello che sei?
Ti senti in colpa. Perché è la strada più semplice, per certi aspetti conviene di più, ti rende vittima.
Più difficile invece è assumersi la responsabilità:
essere responsabili di se stessi. Ci vuole coraggio ma questa è la chiave. Per crescere.
E per essere veramente liberi.


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